Delicate fragilità: Evita Andujar e Ilaria Gasparroni


Delicate fragilità

21 novembre – 22 dicembre 2019

Inaugurazione 21 novembre ore 17.30

La galleria Studio Rossetti prosegue la sua stagione espositiva autunnale con la mostra Delicate fragilità. Essa è concepita come un dialogo site-specific, individuato dalla curatrice Livia Savorelli, tra due artiste di diversa generazione, provenienza e formazione – Evita Andújar (Écija, Spagna, 1974) e Ilaria Gasparroni (Sant’Omero, provincia di Teramo, 1989) – unite da un comune sentire intorno al mondo femminile, declinato attraverso una pittura istintuale, dall’acceso cromatismo e dinamismo nell’opera della Andújar e sviscerato in poetica essenza formale nelle creazioni in marmo della Gasparroni.
Un dialogo mosso da assonanze e dissonanze, esplicitato sia nelle forme sia nei colori – bianchi e neri plasmati nella forma dalla giovane scultrice abruzzese o distesi e poi attraversati dalla pennellata fluida della Andújar – sia nella differente fonte di ispirazione del soggetto ritratto e, anche, nella diversa percezione del corpo e dello spazio.

Bidimensionalità e tridimensionalità convivono e si integrano per rappresentare le molteplici sfaccettature di una figurazione che preleva le proprie forme dal femminile per  esplicitare tematiche universali, attingendo dal passato come dalla più stringente attualità, da letturatura e filosofia quanto dal mondo dei social network, dal bagaglio di vita personale così come dal più intimo universo interiore.
La mostra focalizza il suo nucleo centrale nel reciproco dialogo di otto opere, quattro per ciascuna, in cui le due artiste si interrogano su alcune comuni fragilità connesse alla socialità di ognuno di noi, al nostro “stare nel mondo”, che così frequentemente è conseguenza del proprio modo di definirsi come singolo. Completa la bipersonale una selezione di opere recenti, tra cui alcuni inediti creati per questa occasione dalle due artiste.
Così l’essere sottoposti all’arbitrario giudizio altrui, la cecità come metafora dell’impotenza di “guardare oltre”  – sempre più frequente in un mondo quanto mai pervaso da una costante insicurezza ed un’instabilità generalizzata senza precedenti –, l’ambivalenza bene/male, il rifugio nel sonno come necessità di evasione e rinfrancamento, prendono forma per rappresentare, attraverso la gestualità di una mano quanto nell’occultamento di un volto, le delicate fragilità così intimamente insite al nostro essere Uomini.

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